2019 maggio 23: di Bari e Storie o di varie storie

by RuthMiriamCarmeli
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Scendere verso Bari da Firenze non è semplice, fortunatamente a metà strada mi fermo un paio di giorni con La Madre. È passato già un mese dall’ultima volta che ho mangiato il suo polpettone, sono vegetariana, ma questo per lei è un dettaglio, dal 2008.

Imposto il viaggio in modo da essere a Bari il giorno prima degli impegni per evitare imprevisti, acquisto il tutto mesi prima e con grande piacere, poco prima di partire, scopro che la città che mi ospiterà è considerata l’unica meta italiana da preferire per Lonely Planet, con questa motivazione:
“Da città portuale un tempo malridotta si gode la rinascita avvenuta nel corso di un decennio” .

Le Rinascite sono sempre un veicolo potente per smuovere le persone.

Arrivo nel mio alloggio, dove scopro con stupore che anche qui AirBnb è riuscita ha svuotare appartamenti trasformando condomini in mini alberghi impilati, uno sull’altro, curati, eleganti, per ospiti internazionali. Ogni mia uscita è accompagnata dalla vista di qualche turista con il trolley da weekend. Sono in un delizioso appartamento che condivido con altre persone, di cui non so assolutamente nulla e considerando il mio livello di socializzazione che rasenta il minimo sindacale, resterò in questo stato fino alla fine della mia permanenza. Reciprocamente ci lasciamo il bagno immacolato. Questo mi basta.

Appoggio il mio corpo sul letto per ricaricarmi, nonostante il mio alloggio disti 9 minuti dalla stazione, ne ho impiegati 30, perché quando esci dalla Stazione di Bari, non puoi non guardarti intorno… lentamente. Molto lentamente. Aggiungo che non guardavo la mappa e andavo a senso.

Riprese le forze, decido di andare a zonzo, senza meta, perdendomi come è bello fare!

Non è la Basilica di San Nicola, niente da fare, mi trovo dentro San Sabino, che scopro essere il co-protettore di Bari. Per avere maggiori dati su questo gossip buttate un occhi qui —> click <—. Il caso mi fa scoprire una cripta di una bellezza incredibile. Dove, interessante, è possibile vedere la metodologia del rivestimento marmoreo su antiche colonne.

Mentre ammiro l’eleganza di questa struttura, i colori, la delicatezza che emana il tutto, entra una frotta di turisti e mi stupisco nel vederli inginocchiarsi, dovrebbe essere un gesto naturale in una chiesa, ma abituata come sono a vederli, a Firenze, entrare e massacrarsi l’indice sulle loro macchine fotografiche, resto piacevolmente colpita.

Esco, li lascio nel loro rispetto, e continuo a gironzolare.

Un’insegna mi colpisce e scopro con un paio di click che qui è vissuta una grande comunità ebraica, fino al 1510.

Continuo nel mio gironzolare e mi ritrovo in un reticolo di stradine e sorrido mentre intercetto l’affermazione di chi come me è in quei luoghi per la prima volta “a mmme me pare Napuli!”. Effettivamente le strade strette e soprattutto i panni stesi ad asciugare ricordando quell’atmosfera.

Arrivo finalmente davanti a San Nicola, ma l’orario mi spinge a tralasciarlo rimandando ad una visita futura, per dirigermi verso il mare. Pensavo di cogliere il tramonto, poi mi sono incantata ad osservare due pescatori, un granchio che si godeva il tardo sole su un masso bianco di pizzo. Seduta su una panchina mi son resa conto che l’Adriatico può essere bellissimo. Pensare che ero di fronte a quello che vedo a Senigallia mi creava un certo turbamento.

Ritorno al mio progetto di vedere un tramonto sul mare, se possibile, e inciampo sul castello normanno-svevo. Ne colgo i dettagli e metto in programma una visita per la mattina successiva. Anche qui, come nella cripta di San Sabino, si mostra il come delle cose, come l’ammorsatura delle pietre sul barbacane. Ed è interessante notare come si intuisca la presenza di un restauro, non si noti, s’intuisca.

Perdo interesse per il tramonto e imitando gli anziani del luogo, mi siedo e osservo la vita, persone che discutono animatamente, bambine che giocano a pallavolo, turisti che si godono la loro meta premiata.

Decido di rimettermi in cammino riattraversando i vicoli, e scopro così che è nata una Biennale Internazionale d’Arte. Entro nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, noto i vari artisti che sembrano intenti a completare un allestimento. Osservo, faccio un paio di scatti ed esco. Senza disturbare.

Quando stavo per arrivare nel mio alloggio, avevo notato due gigantografie della stessa foto, ed era buffo come la diversa qualità della stampa non avesse intaccato la potenza comunicativa dell’immagine, e pensai che in bianco e nero sarebbe stata perfetta. Quell’immagine la intravidi nuovamente, ma lontana, dietro ad una vetrata, decido di dirigermi verso quel luogo, per scoprire che si tratta del Teatro Margherita, e che quella splendida immagine era il manifesto del Wolrd Press Photo di Bari.

Mi lascio trasportare da tutte le testimonianze presenti: la guerra, la speranza, la fame, la morte, il dolore, e quel poco appetito che avevo scompare.

Esco dal teatro, mi siedo, quella foto a colori era perfetta.

Dalla terrazza del teatro che da sul mare avevo notato la vita giovane della città, un neon con la freccia ad indicare “sud” mi fece sorridere, come una pausa tra le varie storie che stavo osservando, di miseria e fame. Mi ricordai di quella scena, quindi alzandomi dal mio gradino, mi giro, scatto.

Ora è il momento di rientrare. Non ho fame. Sto bene. Chiamo a casa.

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