Accogliere per imparare | Un viaggio ad Alberobello
Accogliere per imparare.
Accogliere per migliorare.
Da una telefonata per gli auguri di Natale, ad aggiungere due posti in più a tavola, il passo è breve.
Dai due posti a tavola ai quattro in auto, ancora più breve.
Ad un certo punto, prima di affrontare il panettone viene posta questa domanda:
– Siete mai stati ad Alberobello?
e la risposta non tarda ad uscire dalla mia bocca:
– No, ma possiamo andarci domani!
Ed ecco come nasce una gita brevissima, per assaporare la bellezza di un luogo dove la cura e la manutenzione tengono in piedi un’economia basata sullo stupore.
Ho deciso che inizierò a visitare l’Italia sfruttando ogni scusa e cercando di arrivare ovunque, a caccia di foto, di storie, e soprattutto per imparare cose nuove.
In questa avventura che è durata poco più di 24 ore ho imparato che:
- cedere all’acquisto di auto grandi è poco lungimirante, considerando che le strade non si allargano a suon di marketing
- dormire in un trullo è un’esperienza fiabesca, a tratti surreale
- abituarsi a vivere a 17 gradi non va d’accordo con la percezione del freddo altrui; il trullo era per me un fornetto, mi sentivo un maialetto messo a cottura lenta
- la cura di un luogo attrae quanto il miele gli orsi, lezione preziosa per chi si occupa di promozione turistica
- i gatti come funzionari del turismo funzionano sempre
- il rosso è splendido anche a dicembre
- l’artigianato locale è un motore economico quando è strettamente legato al suo luogo in modo riconoscibile
- il genius loci non passa mai di moda
- posso guidare in autostrada anche di notte senza farmi prendere dal panico
- lo zero del serbatoio non è proprio uno zero, se non ti fai prendere dal panico
Da questo post inizio a realizzare delle fanzine digitali, una cosa che volevo fare da tempo, poi con calma le stamperò. Appoggio qui le prime pagine di prova dedicate a questo viaggio.
Ecco un primo test!




