La benedizione della leggerezza per ritrovarsi.

Ci sono persone che riescono a scrollarci di dosso la pesantezza che accumuliamo lasciandoci trascinare in profondità dai nostri pensieri, senza volere realmente trovare una risposta; come quando non vogliamo alzarci dal letto e allora, sedotti dalla sua leggerezza, tiriamo il piumone fin sopra la testa e restiamo lì.

Lì non scorre il tempo. Sono sempre le 6 del mattino, anche se i rumori della strada si fanno più insistenti. Sono sempre le 6 del mattino e qualcuno suona il campanello! Avrà sbagliato. E restiamo lì fino al momento in cui sentiamo che è quello giusto per alzarci: e sono le 6 del pomeriggio. Troppo presto per tornare a dormire.

Il lavoro chiama, ma la creatività è ancora lì, in quell’angolo della chiesa che guarda il volto di un amico stampato in una foto, pensando che noi ne avevamo di più adatte, ma come al solito sono rimaste nell’archivio. Un giorno le stamperò e le porterò a Sergio, Marisa e Matteo. Quella con la katana è divertente, ma anche quelle col kimono nella hall dell’Ookawaso di Aizu, o quelle per le strade di Palermo, non sono male.

Poi arriva una richiesta inattesa. Fare delle foto a una mostra. La fotografia sì. So che solo lei mi guarisce. Accetto, per me. Come se l’istinto mi dicesse che devo dire di sì, che lì c’è la cura a questo torpore di malinconia, dolore e rabbia. Tutta roba mia, sensazioni che alimento senza controllo. Sbagliando.

Luca lo diceva che tanto la gente fa come je pare! Vero, ma io ci speravo che si trattenesse un pochino. La gente fa come je pare, penso mentre preparo lo zaino, prendo la macchina fotografica, controllo lo stato della batteria: è carica lei, io dovrei mangiare qualcosa, ci penserò più tardi. Mentre affronto la salita verso il centro mi ricordo che mi sono scordata di bere; anche quello lo farò dopo. Sto andando avanti in riserva, me ne rendo conto. Non durerà tanto, so anche questo.

Devo fotografare un allestimento che verrà poi smantellato durante l’inaugurazione; sul momento non comprendo, ma inizio a osservare il contesto: come la luce accarezza i tessuti, i ricami dorati in risalto. Non conosco l’arabo, ma vorrei, per fotografare le parole pace, speranza e soprattutto la parola cielo.

All’allestimento si unisce una bimba di 10 anni, per gioco, per attendere la mamma, ed è un piacere. Ha una spiccata manualità perché aiuta suo babbo idraulico, immagino nei lavoretti di casa, e le consiglio di farsi insegnare a saldare. Una donna deve saper saldare. Perché quando incontri sulla tua strada chi cerca di insegnarti la vita, tu puoi pensare tra te e te: “Ah, ma io so saldare lasciando un’unghia definita!” e tutto si ridimensiona.

Noto che ha al collo un mezzo cuore, di quei ciondoli interi che dividi con una persona importante. Le chiedo chi abbia l’altra metà. “La mia migliore amica! Ci separiamo alle medie.” Sospiro. Sorrido.

Con noi ci sono una collaboratrice non vedente del museo e suo figlio. Lui intercetta la luce, ha gli occhi che sono due lune piene cangianti, affascinanti e laceranti. Li osservo mentre lei lo strapazza di coccole, lo bacia; non riesco a fotografare quella scena, ma me la porto dentro. C’è una tale intimità che il suono del mio scatto renderebbe tutto freddo o, peggio, genererebbe delle aspettative del tipo “come siamo venuti?”. Mi godo quell’onda di affetto e serotonina e ne rubo un pochino, me la metto in tasca per i momenti come questi, in cui il solo pensiero mi dà conforto.

Ed ecco la leggerezza che mi travolge attraverso le due creaturine, i baci di una madre serena, e sento che sto lasciando scivolare via dalle tasche i sassi che avevo raccolto tra rabbia e dolore. Inizio a fare caso a queste cose, riprendo a guardare fuori da me. Sorrido pensando che per fortuna ho chiesto a Chatty come tagliarmi i capelli, perché guardandomi allo specchio vedo che non ho fatto il casino che feci una decina di anni fa.

Con la fotografia, la grafica e video mi prendo cura della presenza online di artigiani e artisti, guidandoli nel comprendere la potenziale della rete, in sicurezza.

Colgo e comunico la poesia del quotidiano.