Il lavoro da remoto, le lezioni on line…

Per chi lavora con una tastiera, un monitor e una connessione a internet questa quarantena non ha nulla di tragico a parte questo mantello fatto di numeri di morti, con qualche punto luminoso in cui si intravede una storia, che ci avvolge le spalle dal primo momento in cui apriamo gli occhi all’ultimo, prima di addormentarci.

Se non la vivi così sappi che hai qualche problema d’empatia.

La prima volta che mi son trovata con la possibilità di scartabellare ogni tipo di informazione dalla mia cameretta, grazie ad una connessione a 56Kb al secondo, ho provato la soddisfazione da reginetta in costume con coroncina che pronuncia la frase “Vorrei la pace nel mondo!”, infatti pensai “Connessi tutti possono sapere tutto! Siamo liberi!”.

Beata innocenza.

Non avevo idea che poi sarebbero arrivati dei condensatori di giudizi e “appiattitori” di idee che con due semplici click avrebbero semplificato il pensiero portando le persone a diventare consumatori spinti, non solo di prodotti inutili per cui infilarsi nel traffico, ma anche di facili polemiche.

In questo periodo la questione “connessione a internet” diventa un argomento caldo, perché non tutti hanno a disposizione questo servizio sia per motivi tecnici che economici.

Qualche anno fa mi imbattei su questo articolo su wired – Wireless low cost contro la povertà in Amazzonia: lo realizzerà un team torinese – pensai che finalmente si era trovata la soluzione per avvolgere in modo sistematico questo paese, permettendo a chiunque di avere una connessione ad un prezzo ragionevole, e in alcuni casi, anche in modo del tutto gratuito.

Conoscete la storia dell’associazione Senza Fili Senza Confini?

Sono passati più di 10 anni da quando lessi questa notizia ed oggi mi tocca leggere che questa quarantena mette in evidenza il divario economico di questo paese.

Il lavoro da remoto, le lezioni on line per studenti non sono accessibili a tutti.

Praticamente questo impulso digitale che stiamo vivendo è un pugno nel basso ventre per molte persone, competenti, che non hanno una infrastruttura adeguata per essere presenti in questa gara.

Senza tanti giri di parole. La connessione nel 2020 è una cosa banale, ma solo per chi ha i soldi!

Se sei ricco puoi pagarti una connessione e quindi puoi istruirti, se non lo fai e ti lamenti sui social è semplicemente perché sei un coglione che sfrutta male il mezzo.

Come i primi ragazzi con la patente che prendevano la macchina per ritrovarsi nello stesso parcheggio in cui si passavano il tempo con le bici, ora son lì con i motori accesi passando ore a chiedersi dove andare.

Ricordo che l’unico che mi stupì fu Diego, lo cercavi la domenica e lui ti diceva che era a Milano, a Bologna o da un’altra parte, lontano quanto gli permettesse la sua auto e la benzina che si pagava con il lavoro che aveva deciso di fare, dopo aver lasciato la scuola.

Io mi sono fermata alla bici. Niente motorino ne auto. Se i miei amici andavano da qualche parte in cui non li potevo raggiungere potevo sempre passare il tempo a leggere, poi arrivò la connessione… e loro iniziarono a bussare sotto casa per farmi uscire, ma questa è un’altra storia.

Mentre Diego visitava i luoghi che vedeva in tv, gli altri erano nel parcheggio, roboanti e annoiati. Mentre ci sono persone che cercano di usare la rete in modo costruttivo cercando di attivare dei meccanismi di economia partecipata, di condivisione… c’è chi condivide contributi creati ad hoc da fonti discutibili accompagnando il tutto con un patetico “sarà vero?”.
Se non ne sei sicuro perché lo condivi?
Non lo sai che se presenti un curriculum vitae ti spulciano anche i profili social?
Quanto puoi sembrare attendibile con tali azioni?

Il progetto guidato da Trinchero, nella mia testolina, sembrava il modo naturale per potenziare questo paese evitando di trovarci oggi in questa situazione paradossale.

Quest’uomo con la sua squadra ha portato il wifi in Amazzonia e nelle isole Comore, in Africa.

Ora vedo che il suo focus è incentrato sui vigneti, che sia un messaggio?

Immagino che non sia possibile connettere tutti in un paese come questo senza prima tirare su un circo di personaggi con protagonismi vari, valutando i possibili guadagni per i soliti imprenditori che cementificano e tirano su pali non prima di aver comprato i terreni sui cui erigergli per guadagnarci due volte.

Bisogna essere tutti con le pezze al culo, letteralmente, con la cerbottana legata al collo, per pretendere una connessione comune.

Oppure si dovranno mettere tutti i bambini sulle strade sperando di interessare ancora… perché l’abituarsi all’ingiustizia è un altro aspetto interessante di questi aggregatori di cui parlavo prima, noti ai più come social.

Dopo aver scritto questo testo ho disegnato questa Cosmic Frog, una piccola rana che a piccoli salti può superare ogni limite materiale senza perdere la sua connessione alla natura, per il mio progetto 1百万/GT-shirt.
Nel 2020 si può essere connessi senza disumanizzarsi!

0 comments
1 like
Prev post: Il profumo della semplicitàNext post: Internet non morde! Forse.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ruth miriam carmeli

Sono Ruth Miriam Carmeli, fotografa, grafica web e social media tutor, in breve mi occupo di comunicazione visiva.

Freebies e non

Ultimi scritti…