Il peso del lutto e la coerenza di Luisa

Avete presente la frase famosa sul fatto che tutte le persone sono felici allo stesso modo ma quelle tristi lo sono in un modo unico, ecco in questo momento mentre affronto questa salita con il fiato corto mi rendo conto di quanto queste parole mi siamo chiare.

Luisa è morta.

Luisa aveva deciso di starsene per i fatti suoi, se volevi passare del tempo con lei, sapere come stava avevi tre possibilità: o leggevi il suo diario on line che accudiva quotidianamente o le scrivevi, e se eri veramente coraggioso, la chiamavi, e lei amava farsi una piacevole chiacchierata, generosa com’era.

Luisa era pubblicamente riservata. Era chiaro a tutte le persone che avevano compreso la sua volontà di non partecipare più a incontri o situazioni di cui intravedeva le debolezze etiche.

Sta per piovere, come al solito sono senza ombrello. La pioggia ha quel potere di lavare le superfici e mettere in risalto il bello delle forme che giocano con la luce. Rallento. Se va tutto bene, qualcuno vedrà che c’è del bello in questa mia silhouette appesantita dalla sua mancanza e dal dare peso a chi ora sente il bisogno di celebrarla. L’amavo. Di quell’amore fraterno, di quel sentimento che ti fa sentire bene perché sai che non sei solo. La mia omosessualità non mi permetteva di vederla se non così. Ma ora mi manca come se fosse stato il mio più grande amore, forse la nostra complicità era un mattone in grado di costruirne uno, se solo l’avessi desiderata come donna.

Oggi il messaggio di Luigi sulla sua volontà di raccontarla, esponendo le cose che condivideva nella serenità dei contesti sicuri, privati, che riusciva a costruire mi ha fatto incazzare.

“Ma io Luisa l’ho conosciuta prima di te! E poi io ci sono stato insieme!”

“Per fortuna che ci sei stato insieme, se non fosse successo cosa avresti fatto? Delle magliette con la sua faccia da regalare come dei santini” Pensai, non lo dissi.
Mi fece tornare in mente come la guardava, lei era qualcosa che gli era sfuggito, e che non riusciva più a intrappolare nella sua rete di interessi puramente economici.

Si avvicinò a noi, in quel bar di Salerno, quando ci vide parlottare con una cerca confidenza come se volesse nutrirsi delle nostre carni e mi disse con fare serio:
“Oh ma tu ti rendi conto di chi è lei? È grazia a Lei che molte aziende ora hanno un protocollo green!”
E guardandola con un mix di emozioni, tra cui l’invidia faceva da protagonista le disse “Mamma mia, perché hai smesso?”
Luisa sorrise, e serafica gli rispose “Perché a me del green-washing non me frega un cazzo!”

Si sta facendo freddo, ancora pochi passi e sarò in centro, e potrò mettermi a scrivere di questo dolore, chiedendomi quanto ancora dovrò farlo per iniziare a sentirmi un poco più leggero.

Dovrei fare come lei, ecco, fregarmene di questo fiorire di palchi dove la sua storia, già presente nella sua casa digitale, disponibile gratuitamente a tutti, viene usata per accendere dei riflettori su facce che la osservavano, la ammiravano, a distanza senza però voler combattere il meccanismo malato che ora mostra il conto, e che lei aveva abbandonato.

Dovrei fregarmene di chi cerca di sopravvivere vivendo nello stesso tempo come padrone e schiavo.

Inizia a piovere.
Forse questa sera potrei piangere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Con la fotografia, la grafica e video mi prendo cura della presenza online di artigiani e artisti, guidandoli nel comprendere la potenziale della rete, in sicurezza.

Colgo e comunico la poesia del quotidiano.