Impronte leggere e grumi digitali: perché il personal brand è una cazzata

Sta per ripartire la stagione della formazione, e di quel turismo che vi si appoggia, e mi chiedo:
cosa si dovrebbe insegnare oggi?
Penso a cosa vorrei sapere io per vivere questo momento con un certo entusiasmo e voglia di costruire un indotto che mi permetta di continuare a vivere così, scrivendo, fotografando, viaggiando, lasciando su questo mondo un’impronta leggera, come quella di Luca.

Sicuramente vorrei scrivere bene, e per questo ho la fortuna di aver incontrato diverse persone in grado di confermare quotidianamente la loro bravura e la loro volontà di condividere, con umiltà e piacere, e li cito con estrema serenità: Matteo Bortolotti, Giulia Ciarapica, Alessandra Minervini, Francesco Trento. Sicuramente il territorio offre altro, ma sono queste le mie persone, quelle che torno a rileggere con piacere, che seguo sui social e uno in particolare si becca anche le poche telefonate che faccio spontaneamente.

Vorrei disciplinarmi, con l’atteggiamento di chi è consapevole che non si tratta di sacrificio ma atto di amore per se stessi, a maggior ragione in questo momento dovrei avere la tenacia di rimettermi in moto. Lo sto facendo lo sento, scrivere me lo dimostra. Si tratta pur sempre di un’attività diversa dal fissare il soffitto parlando da sola. E qui il grazie va ad Andrea.

Lo scorso 25 febbraio sono andata a Siena per l’evento Didattica Innovativa e con mio grande stupore ho scoperto un mondo nuovo dove l’AI [di cui ho smesso di pensare male grazie al contributo di Roberto Scano nel libro Accessibilità digitale per tutti. Un diritto, un dovere, un’opportunità ] in mano a persone super competenti, scienziati e scienziate, con la passione per la didattica diventa un vero proprio super potere.

In quell’occasione ho scoperto che esiste una scuola media, l’Istituto Comprensivo 3 Modena, dove si insegna l’Intelligenza artificiale, a chi ha 10 anni, sviluppando un percorso in tre anni, partendo dal ragionare in modo critico, allo sviluppo, nel terzo anno, di progetti di base AI, Lucy.

Questo progetto è in piedi dall’autunno del 2020, questo vuol dire che a breve entreranno nel mondo del lavoro delle persone preparate seriamente, che hanno compreso la complessità di questa struttura che sta avvolgendo il mondo in quel periodo meraviglioso della vita in cui il cervello attua la potatura sinaptica, ossia non sta semplicemente crescendo, ma si sta cablando per diventare adulto, specializzando le aree emotive e preparando quelle decisionali. Quindi immaginate come si muoveranno queste personcine, in quel mondo che riusciamo a intravedere ma che viene già vissuto solo in quei luoghi in in cui i governi hanno compreso che un modo per tutelare la comunità è formarla, e non continuare a sperare che l’ignoranza permetta di andare avanti con manovalanza a basso costo puntando a resistere fino alla tomba, secondo il motto rivoluzionario, tanto amato dall’italiano medio, si è sempre fatto così!

A questa consapevolezza unisco il fatto che è giunta la notizia che Mr. Facebook si sta traslando in un agente AI, che senza i limiti biologici di un essere umano, con la sua stessa attitudine umana, empatica ed etica prenderà il controllo di Meta. Per ora la narrazione lo presenta con un secondo cervello, un supporto.

Ma chi è così sciocco da crederci?
Sicuramente sarà un modo per clonare il modo di ragionare dei suoi singoli dipendenti, unirli in un’unica entità guidata da quella a sua immagine, che ad un certo punto non avrà bisogno della verifica umana, perché sarà consapevole che la sua scelta sarà l’unica accettabile per il bene dell’azienda Meta, non dell’utente.

Altra cosa divertente da tenere in considerazione: essendo un’AI che punterà a migliorare il servizio, sviluppato per generare reazioni umane, che si attivano felicemente con i contenuti divisivi ( siete d’accordo si o no su questo tema caldo / io la penso così su questa cosa e voi non capite un cazzo) non si farà il problema etico di generare contenuti fake, bot, e tutto quello che serve per risvegliare l’esigenza negli utenti umani di donare informazioni sulla loro vita, sui loro gusti, punti di vista, senza rendersi conto di essere semplicemente delle banche dati da spremere su base algoritmica.

Cosa significa questo?
Che con estrema serenità saremo nelle capsule ben evidenziate da Matrix. Saremo nell’utero artificiale, felici di coccolare il nostro ego, al sicuro, dentro un sistema in grado di intercettare ogni stato d’animo per generare contenuti, flussi di contenuti, che agganceranno l’attenzione umana in modo sempre più ottimizzato.
Alla fine Facebook è l’unico progetto che per il suo fondatore ha un senso mantenere in piedi.
Milioni di dati, milioni di emozioni umane, espressioni, contenuti, utili a educare l’AI.

Con questa consapevolezza come si può dare credibilità ai vari corsi digital o simili che sbocciano o arrancano nel territorio?
Alla fine sono come i corsi di fotografia, dove quello che cerchi non è imparare qualcosa sul presente, ma trovare amici e amiche che abbiano in comune con te un interesse, che non deve per forza avere a che fare con etica, rispetto e la volontà di non generare merda digitale, inseguendo il mito del personal brand, che Luca ha dimostrato, con grande eleganza, essere una cazzata.

p.s. se ti interessa seriamente la fotografia studia il triangolo delle esposizioni e poi investi il tuo denaro in libri, mostre, tanti libri e tante mostre, e ascolta le persone con attenzione, questa è la parte più difficile.

Con la fotografia, la grafica e video mi prendo cura della presenza online di artigiani e artisti, guidandoli nel comprendere la potenziale della rete, in sicurezza.

Colgo e comunico la poesia del quotidiano.