Nasce la newsletter Aurora a suon di buona musica!

Parto così scrivendo senza giudicarmi, lasciando andare parole libere sulla tastiera. Dovrei scrivere a mano considerando il bene che fa, ma in questo momento la cosa che mi interessa è poter condividere. Avendo una scrittura che piano piano si fa liquida, resto qui, sulla tastiera sperando poi di scrivere qualcosa di utile, specialmente per me.

Questo 2025 si sta concludendo, sapevo che l’avrei affrontato a mani basse, ma non pensavo che sarei andata incontro a una miriade di schiaffi emotivi e ginocchiate sullo stomaco, emotive anche queste. Naturalmente ho avuto anche gioie profonde, alcune giunte di sorpresa.

Quindi eccomi qui, con la voglia di affrontare questa trasformazione, e di scriverne miscelando aspetti miei personali con una visione più ampia, anche perché a 43 anni non ho voglia di lagnarmi. Non l’ho mai fatto e non inizierò a farlo ora. Mi interessa comprendere questo mondo nuovo di sentimenti a cui non ho mai prestato la giusta attenzione.

Se vorrai affrontare con me questo viaggio ti ringrazio, ti prometto che avrò cura del tuo tempo.

Mercoledì sera [ 17 dicembre 2025 ] dopo tanti anni, sono tornata a sentirmi una serata di jazz e blues dal vivo con la voglia di disegnare, di scrivere. Era una cosa che facevo da adolescente. A quel tempo i miei disegni colpirono la prof di matematica che mi convinse a condividerli. Finirono nel giornalino del liceo dove pubblicai la mia prima intervista jazz, e dopo qualche anno alcuni li caricai su Jazz Italia, e quello che ritrae Simone La Maida me lo sono anche stampato un metro per due.

Mercoledì, dopo aver salutato il maestro artigiano con cui avevo passato la giornata in bottega, scrollando su instagram ho visto l’annuncio di una serata di un trio, Pinzani – Piccioli – Staino, in un circolo in cui non ero mai andata, a circa una mezz’ora di passeggiata da dove mi trovavo, erano le 18 e mi sono detta che era una buona scusa per attraversare Firenze, godere di questa nuova dimensione in cui la vivo, non più da abitante, ma da pendolare. Volevo fermarmi a scrivere da qualche parte, ma non avevo idea di dove poter andare e pensai che farlo accompagnata da della buona musica era un’ottima idea. Al contrabbasso c’era Michele Staino, che avevo già avuto modo di sentire in diverse occasioni: matrimonio di un amico in comune, accompagnatore del progetto teatrale sempre di questo amico in comune, il caro Vieri. In un certo senso Michele è un certificato di garanzia.

Arrivo al circolo Aurora di Piazza Tasso e mi trovo catapultata in una mini macchina del tempo, una sorta di Tardis di un Doctor Who con la passione per il vintage e con un grande senso dell’umorismo. Mi piace. Mi perdo nel menù delle bevute che non è altro che un album fotografico di plastica, di quelli che si usavano negli anni ’90. Lo sfoglio e mi immagino le storie dei protagonisti e delle protagoniste delle foto. Molte ritraggono scene di vacanze al mare. Mi viene da pensare che non ho molte foto di me in situazioni simili, se non quelle del primo bagno dopo l’adozione. Sono con mia cugina in quelle foto, sorrido. Le devo vedere per ricordami che fu un momento piacevole, perché la mia memoria ricorda la paura di sentire qualcosa che si muove sotto i piedi. Non ero mai stata in una spiaggia, tanto meno in una bacinella d’acqua così grande.

Mi perdo in questi pensieri e non riesco a individuare le bevute analcoliche. Ve ne sono diverse, lo scopro guidata dal barista gentile, e ordino una cosa chiamata “Stasera Guido Io” se non erro. Praticamente una bevanda trasparente che sapeva di minestrone. Buffa, interessante, perfetta da affiancare a un hamburger vegetariano e patatine.

Michele è per metà peruviano, parliamo un poco delle nostre origini e in modo del tutto non diplomatico faccio presente che da adolescente non tolleravo molto chi dichiara il viaggio in Perù come quello che ha dato un senso alla propria vita. Si tratta pur sempre di muoversi in una paese in difficoltà in una posizione privilegiata di bianco, benestante, e con un passaporto potente.

Il karma, che difficilmente sbaglia con me, fa in maniera di farmi affrontare questo fastidio facendo si che tra gli avventori del locale, giunti a godersi la serata, ci fosse anche una coppia, con lei che per ben 2 ore, a ritmo di swing, ha raccontato del suo viaggio in Perù al gentile uomo al suo fianco. Costui cercando uno spazio di manovra in quella comunicazione unilaterale, ha osato anche proporre la bevuta di una bottiglia di vino che ha introdotto mostrando le sue competenze. Meno di due minuti. Poi è ripartito il racconto e lo swipe folle nella galleria fotografica nello smartphone, ad una velocità improbabile anche per un’anima in astinenza da anni su Tinder.

Ad un certo punto parte “Che coss’è l’amor” di Vinicio Capossela e non riesco a trattenere una risata, pensando: è davanti a me! L’ascolto, la pazienza di quest’uomo, la tenerezza nello sguardo, non è forse l’amor? Poi riflettendo meglio mi rendo conto che non lo è. Si tratta solo di quello strano binomio che si crea quando una persona mite incontra una più inquieta.

Scrivo e disegno, mentre la musica avvolge l’Aurora e il monologo sul Perù fa da rullante. Ho voglia di scrivere dei sentimenti. Mi ricordo che a casa ho l’atlante delle emozioni, e mi dico che sarà un ottimo punto di partenza, per comprendere cosa mi sta capitando.

So che mi divertirò tra le parole che da una parte definiscono la risposta immediata a degli stimoli esterni, le emozioni, e dall’altra le interpretazioni più profonde, ciò che resta dopo una lunga passeggiata in solitudine, i sentimenti.

Sono settimane che penso di strutturare una newsletter dedicata a questo tema, perché io di ciò che provo veramente non ne ho mai parlato con nessuno. E come mi ha detto l’amica Valentina, non lascio trapelare niente! Questa forma di tutela alla fine non è poi così utile, perché passa il tempo e mi ritrovo in una sorta di punto di partenza, dove i sentimenti mi guardano e mi chiedono: ma tu veramente come stai?

Come chiamare questa newsletter?
Altro cruccio. Poi fisso l’insegna del locale, e penso che alla fine il nome l’ho davanti ai miei occhi, bella luminosa: Aurora!

L’aurora è una soglia: non è il giorno pieno, non è più notte. È esattamente quel punto di passaggio in cui mi trovo ora.

Se vorrai seguirmi in questa avventura, mi troverai qui: Aurora | sentimenti in controluce.

Il controluce si sa, non è mai una cosa semplice da affrontare.

 

Con la fotografia, la grafica e video mi prendo cura della presenza online di artigiani e artisti, guidandoli nel comprendere la potenziale della rete, in sicurezza.

Colgo e comunico la poesia del quotidiano.