Qualcosa di estremamente umano sull’amore
La richiesta che Aldo aveva ricevuto poteva essere quella che ogni scrittore nell’ombra in questo periodo si trova a dover affrontare: “Caro ci scrivi qualcosa di estremamente umano sull’amore? Se passa, si evita di usare l’AI e possiamo portare avanti il progetto altrimenti, per rientrare con le spese di stampa, dovremmo concludere qui il nostro rapporto lavorativo. Naturalmente restiamo amici.”
Non è detto che tutti abbiano ricevuto la proposta di rimanere amici, ma Aldo si, anche perché la rivista per cui scriveva era quella dei suoi amici del liceo, che non vedeva da allora, ma con cui aveva mantenuto ottimi rapporti via email, specialmente da quando loro si erano palesati quattro anni fa ricordandosi delle bellissime lettere d’amore che sua nonna scriveva.
Una cosa che però non la sapevano, Marisa stava affrontando un rapporto intenso con il suo amico tedesco e quindi non poteva scrivere le sue amate lettere d’amore, lo faceva Aldo, che in quelle parole era cresciuto. Quelli della rivista naturalmente non lo sapevano, non era necessario e in cuor suo Aldo era convinto che non fosse poi così importante.
Le lettere di Marisa erano amatissime e generavano una serie di reazioni, anche sui social, tali da attrarre diverse aziende che chiedevano di inserire i loro prodotti nei racconti, e questo rendeva tutti felici. Naturalmente Marisa non l’avrebbe mai fatto, ma Aldo, che voleva evitare un RSA e doveva pagare due aiutanti per mantenere la casa ottimale per una malata di Alzheimer li inseriva eccome i prodotti nelle varie storie d’amore.
Una bevanda divisa in due, un libro nelle cui pagine celare un messaggio secreto, quei cioccolatini lasciati davanti alla porta dell’amato, tutto quello che le aziende volevano inserire diventavano lo strumento chiave che permetteva all’amore di prendersi il ruolo da protagonista nella storia, lasciando a qualche lettore e a qualche lettrice la voglia di fare acquisti.
Si sentiva in colpa per questo? Certo! Ma poi guardava sua nonna dondolarsi ascoltando la sua amata bossa nova, scompigliata, nel suo pigiama di lino, in quella stanza strabordante di libri e piante e si congratulava per aver fatto la cosa giusta. Ora questa richiesta di qualcosa di estremamente umano lo spiazzava. Se non è umano l’amore!
– Nonna se ti dico amore cosa mi dici?
– Amore? Rio!
– Nonna ma qualcosa che non sia sempre il Brasile?
– Luca perché non ti piace il Brasile?
Aldo, doveva trattenere un moto di stizza, se c’era un nome che detestava era quello lì, Luca. Ma Marisa era libera di dare nuovi nomi alle cose e alle persone. L’importante era che fosse presente, anche solo danzando.
– Nonna volevo sapere del sentimento, non della tua passione per il Brasile!
– Ho sbagliato a non portarti con me!
– Ci siamo stati una decina di volte nonna. Mi hai portato con te!
– No! Ti confondi, io ho portato Aldo, non te.
In queste partite di scacchi sulla dimensione della memoria, Marisa riusciva sempre a fare scacco matto nel cuore del giovane, che si sciolse in una risata. In quel ricordo lui c’era.
– Che bello che sei quando ridi Luca.
– Nonna mi racconti di quando ti sei innamorata?
– Quale delle volte?
– Quella più umana!
– Quella tremenda dici?
– Si.
Marisa si fermò, si portò i capelli in avanti, lisciandoli con le due mani, come se stesse rivivendo un momento imbarazzante ma allo stesso tempo dolcissimo. Si sedette a terra e iniziò a raccontare ad Aldo la storia d’amore che l’aveva portata via da Rio e che in realtà non si era mai conclusa perché si persero di vista. Tra lei e “quello lì” c’era la vita.
Le cose andarono avanti, ma ogni volta che lei ascolta la sua amata bossa nova, ogni volta che si gira a fine di un brano spera di ritrovarsi davanti a quello sguardo dolce e di abbracciare nuovamente quell’uomo gentile. Un abbraccio che non aveva mai sentito fino a quel momento.
Era italiano, sapeva il suo nome e il suo mestiere. Lei aveva 21 anni, decise di ritrovarlo e si imbarcò verso l’Italia. Non ci riuscì a rintracciarlo, ma si innamorò del paese anche se non c’era la sua amata musica, in realtà decise di rimanere nella speranza di incontrarlo nuovamente, anche solo per caso. Lei era sicura che sarebbe accaduto.
Aldo si dimenticò della commissione delle rivista e da romanticone che era decise di indagare e di aiutare Marisa a ritrovare quell’uomo così importante da allontanarla dalla sua terra. Iniziò le sue indagini dai pochi documenti che aveva in casa, ma fu inutile, aveva solo un certificato di nascita. Si sorprese di non aver mai sentito quella storia in tutti questi anni, probabilmente la malattia stava aprendo porte tra i ricordi più intimi di Marisa, e nel pensare questo per un istante Aldo temette di iniziare un viaggio senza senso.
E se tutto questo fosse solo un ricordo frutto di tutti i racconti letti e inventati in tutti questi anni? Non gli importava. C’era di mezzo il nobile sentimento, e mal che vada avrebbe avuto la sua storia estremamente umana sull’amore. Marisa non era in realtà sua nonna, ma lo era di fatto, era diventata amica di sua nonna paterna ai tempi del dopo guerra, la solarità di Marisa fu una cura per la depressione dell’altra donna, rimasta vedova con tre figli. Insieme si costruirono, anzi si ricostruirono.
Per Aldo erano le sue nonne! Quando il resto della famiglia si sparse nel mondo, rimasero solo loro due tra i vicoli marchigiani, e trovò del tutto naturale prendersi cura di Marisa, come lei aveva fatto quando era piccolo, permettendo a tutta la famiglia di lavorare sapendolo al sicuro. Marisa gli raccontava le storie d’amore, gli leggeva il suo amato Jorge, e Aldo non poteva che crescere con un’idea dell’amore estremo, inteso solo nel senso del dare.
Ricorda caro, Amare è un verbo che esiste solo nella forma attiva, perché dei sentimenti dell’altro non sarai mai sicuro, ricordati, e non dovrai mai pretenderlo, perché ti farai solo del male. L’amore si dà, l’amore si fa. Gli diceva sempre. Aldo amava, amava scrivere, per ora. Non aveva ancora incontrato la persona a cui dare l’Amore, qualcuna da amare come i protagonisti dei racconti che l’avevano cullato.
Si fece dire il nome, il mestiere e con l’aiuto di internet, con grande sorpresa, e dandosi dello sciocco per non averci pensato subito, scoprì che era una persona nota, che viveva a soli 300 kilometri da loro, niente rispetto a Rio.
– Salve. Si abita qui! Certo che è vivo! Come mai vuole incontrare mio zio? Attenda un istante che chiedo.
Aldo rimase attaccato allo smartphone sperando in una risposta positiva, comunque lui era vivo, forse allettato vista la possibile età. Si immaginava un novantenne.
– Bevagna dice? Si, so dove si trova. Solo che mia nonna non viaggia volentieri, non sarebbe possibile ospitarvi da noi?
– Ci sta invitando da voi? Dove vi trovate? Zio cosa fai?
Una voce maschile, dolce, spuntò nella comunicazione.
– Mi dica dove vi trovate, ci organizziamo e veniamo. Non posso più guidare, ma le mie nipoti mi faranno questa cortesia. È una vita che attendo.
Aldo si sciolse ascoltando quelle parole, ma decise di rimanere saldo e sembrare un adulto, e diede l’indirizzo con un tono fermo. L’appuntamento era per il giorno dopo, li avrebbe attesi, tutte e tre, a pranzo. Controllò l’orologio, erano le 4 del pomeriggio, aveva tutto il tempo di preparare. La bossa nova inondava la casa, Marisa danzava ascoltando la sua Águas de março, era quasi ora di cena. Aldo in cucina.
Ad un tratto il suono del campanello, pensando che fosse una delle infermiere Aldo scese le scale urlando – Certo Luisa che ti dimentichi sempre tutto, poi è Marisa quella malata! Si congelò trovandosi davanti tre persone, i suoi ospiti del giorno dopo erano in anticipo, di circa 17 ore.
– Mi scusi, non potevo attendere.
Un uomo elegante, dai modi garbati, con uno sguardo dolcissimo, si tolse il cappello, e Aldo comprese perché Marisa definì tremendo questo amore.
– Abbiamo cercato di dirgli che non era il caso, che poteva attendere ancora qualche ora. Ma lui ha detto che 50 anni erano più che sufficienti.
– Zio dove vai?
L’uomo seguì la musica, salì le scale.
La musica si interruppe, Marisa si girò, e fu subito Rio, un abbraccio, di lacrime e baci.

