Un semplice “perchè”

Con la complicità di covidio, quindi in un periodo di riposo forzato, ho trovato il tempo per fare la fatidica richiesta a Meta: volevo vedere quante tracce vi avevo lasciato. Dopo qualche giorno è arrivato il file da scaricare e ho scoperto che dal 15 ottobre 2010 vi ho depositato 2,5 GB, tra foto, video e interazioni più o meno superficiali. 

La mia curiosità mi ha portato a cercare il primo post, il motivo per il quale ero entrata in un ufficio virtuale, per fare un lavoro di intrattenimento non ricompensato, se non con l’idea ingenua per certi versi, di diventare una personalità di rilievo. 

Per ritrovare quel perché ho dovuto fare un bel salto indietro nel tempo, all’ultimo anno del liceo. Nella piccola e frizzante Jesi aveva iniziato la sua attività un locale dove si tenevano dei concerti jazz dal vivo, il Tiratardi (grazie a Simone che mi ha ricordato il nome). Era un’occasione fantastica per gli amanti di questo genere musicale, e per evitare di interagire con le persone presenti nel locale, presi l’abitudine di disegnare dal vivo.

Occupavo l’intera superficie di un piccolo tavolino vicino a quello che possiamo considerare un palco, e passavo un’oretta ascoltando e disegnando. Considerando l’età ad un certo punto riprendevo la bici e tornavo a casa, felice ed entusiasta. 

Non era certo il Cotton Club, ma era l’unica occasione per godere della buona musica, e tanto mi bastava. Le cose presero uno strano sviluppo a tal punto che la mia tesina di fine liceo si focalizzò sul jazz, la beat generation e i miei disegni che avevo mostrato all’insegnante di disegno, senza pensare minimamente che potessero interessare, considerando che per me erano un semplice scudo sociale.

Dopo qualche anno vidi una competizione artistica online a tema musicale e mi tornarono in mente quei disegni, scelsi di inviare quello che vedete: Simone La Maida, fantastico musicista, docente tremendo (in senso positivo).

Quella competizione fu il motivo per cui mi ritrovai tra i corridoi di Meta, e iniziai a perdere tempo, in modo inizialmente inconsapevole. In quella occasione compresi subito che non c’era niente di più triste che lemosinare attenzione per vincere un qualcosa

In copertina potete intravedere il contrabbassista Claudio Mangialardi e il batterista Andrea Morandi, cercateli, e ascoltateli dal vivo, che la musica fa bene al cuore.

Appoggio qui uno dei brani che più amo di tutta la produzione jazzistica che ho ascoltato fino ad ora. 

Non ho una grande passione per il jazz cantato, ma Lei non ha bisogno di un perché per essere ascoltata. 

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Con la fotografia, la grafica e video mi prendo cura della presenza online di artigiani e artisti, guidandoli nel comprendere la potenziale della rete, in sicurezza.

Colgo e comunico la poesia del quotidiano.

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